A casa, nel mondo

 

Per commemorare il 75° anniversario dell’accordo belga-italiano “uomo per carbone” e la storia dell’immigrazione italiana in Belgio, mercoledì 23 giugno il Bois du Cazier ha organizzato un’iniziativa in omaggio ai minatori del sito di Marcinelle. Il racconto e l’intervento di Eleonora Medda (INCA Belgio), in rappresentanza Consiglio Generale degli Italiani all’Estero

23 giugno 1946: Italia e Belgio firmano un accordo che prevedeva la destinazione di 50.000 operai italiani alle miniere del Belgio. In cambio, il Belgio si impegnava a vendere all’Italia, mensilmente, un minimo di 2.500 tonnellate di carbone ogni 1.000 operai inviati.

Siamo all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: il Belgio disponeva di ingenti risorse minerarie ma non di manodopera sufficiente; l’Italia, al contrario, aveva urgente bisogno di carbone e la disoccupazione e la miseria rendevano insopportabile la vita alla maggior parte della popolazione. Per milioni di italiani la via dell’emigrazione era la sola prospettiva di riscatto possibile.

Fu così che per convincere gli operai italiani a lasciare il proprio paese, apparvero un po’ in tutta Italia allettanti manifesti rosa della Federazione carbonifera belga che presentavano unicamente gli aspetti positivi e vantaggiosi del lavoro: salario medio giornaliero, assegni familiari, ferie, premi di natalità, alloggio, carbone gratuito, ecc. La realtà che i connazionali trovarono al loro arrivo, dopo lo smistamento fra i vari siti minerari, fu molto diversa da quanto auspicato: mancanza di «alloggi convenienti» che, di fatto, ostacolava i ricongiungimenti familiari, condizioni di lavoro durissime e insalubri, una integrazione molto difficoltosa…

Per commemorare il 75° anniversario dell’accordo belga-italiano “uomo per carbone” e la storia dell’immigrazione italiana in Belgio, il Bois du Cazier (Marcinelle) ha organizzato, mercoledì 23 giugno, un evento alla presenza di Paul Magnette, sindaco di Charleroi, Francesco Genuardi, Ambasciatore d’Italia presso il Regno del Belgio, Sergio Aliboni, Presidente dell’associazione dei minatori della vallonia, Elio Di Rupo, Ministro Presidente della Vallonia , Sophie Wilmes, Ministro degli Affari Esteri del Governo Belga, David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo.

E’ stato un grande onore, a nome di tutto il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, intervenire con un discorso in omaggio ai minatori, insieme a Raffaele Napolitano in rappresentanza del Comites Belgio.

Un omaggio a ciò che è stato, al sacrificio di tanti, non può che essere un ponte con l’attualità e con il futuro: la nostra gratitudine va a tutte e tutti coloro che, con la propria vita e con il proprio lavoro, hanno posto le basi per l’Europa sociale che conosciamo e che stiamo continuando a costruire.

Bois du Cazier, 23/06/2021 – Eleonora Medda – CGIE

Omaggio agli ex-minatori

In questo luogo altamente simbolico per l’emigrazione italiana, parliamo spesso di ciò che è successo dopo i fatti di Marcinelle, ma è giusto ricordare anche ciò che è successo prima: ovvero che fra il 1946 e il 1955, a seguito degli accordi che oggi ricordiamo, quasi 500 operai italiani hanno trovato la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie di origine professionale.

Non dimenticare, tenere la memoria viva, commemorare solennemente i nostri connazionali caduti sul lavoro, non solo è un giusto riconoscimento del valore delle vite umane perse ma deve essere anche un monito. Un monito per noi e per le future generazioni che verranno. Un monito perché la sicurezza e le condizioni di chi lavora, anche per chi è costretto a migrare per cercare lavoro lontano dal proprio Paese, siano un diritto riconosciuto e garantito, per tutti e tutte.

In queste ultime settimane le cronache italiane hanno raccontato di incidenti sul lavoro terribili e che potevano essere evitati: la morte della giovane Luana schiacciata da una pressa, la strage della funivia del Mottarone, la morte di Adil – giovane sindacalista – investito da un camion durante uno sciopero.

Il diritto al lavoro, ad un lavoro dignitoso e sicuro in ambienti salubri, la tutela dei migranti, la prevenzione degli infortuni e il corretto risarcimento dei danni da lavoro, in un mondo odierno in cui nuove tipologie di lavoro propongono continuamente nuove malattie professionali, dovrebbero essere i terreni sui quali dispiegare il massimo dell’impegno. Invece abbiamo lavoro povero e bassi salari, un’occupazione precaria che aumenta che va di pari passo con la progressiva riduzione di tutele e diritti.

Marcinelle ci ricorda anche questo: se pur tante conquiste sono state raggiunte nel corso di questi 75 anni, quelle stesse conquiste vanno difese giorno dopo giorno e mai possano ritenersi un bene acquisito per sempre.

La vostra opera ed i vostri sacrifici – mi riferisco direttamente agli amici minatori qui presenti – hanno contribuito in maniera importante a far nascere il sistema dei diritti che oggi conosciamo e che viene definito «sistema sociale europeo». E’ grande il dovere di riconoscenza nei vostri confronti.

La mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati, aggiungerei, in seguito ai terribili fatti accaduti qui, produsse un autentico sconvolgimento del sistema sociale, con effetti progressivamente positivi sulle legislazioni sociali di quasi tutti i Paesi d’Europa. L’immagine del minatore è stata progressivamente rivalutata dal punto di vista professionale e dei diritti. La figura più in generale del lavoratore straniero ha acquisito maggiore dignità, visibilità e credibilità.

Gli accordi che ricordiamo e questo luogo sono stati un punto di svolta della storia dell’emigrazione italiana, l’inizio anche di un nuovo processo di conquiste sociali: è da qui, dal carbone e dall’acciaio, e dal vostro duro lavoro e dal vostro sacrificio – per il quale vi saremo sempre riconoscenti – che è iniziata la costruzione di una nuova stagione dei diritti, per tutte le persone, in ogni campo, e dove si sono poste le basi per l’Europa sociale che oggi conosciamo e che stiamo continuando a costruire.