A casa, nel mondo

Oggi su Radioarticolo1 Giorgio Sbordoni intervista Andrea Malpassi, Presidente di ITACA e Coordinatore dell’Area Migrazioni e Mobilità Internazionale dell’INCA CGIL, sul lavoro dell’INCA all’estero a sostegno della nuova emigrazione italiana

Il contesto lo conosciamo: dall’Italia è in atto una vera e propria emigrazione di massa.

Ad emigrare sono giovani, molti giovani laureati, ma la cosiddetta retorica dei “cervelli in fuga” non costituisce l’unico elemento caratteristico della nuova emigrazione: cercare di marginalizzarlo come tale significa attribuire la scelta di emigrare solo a persone che, tutto sommato, se la possono cavare da sole, che non hanno bisogno di aiuto e di assistenza.

E invece così non è: oggi emigrano giovani di qualsiasi livello culturale o d’istruzione – molti dei quali sono baristi, camerieri, facchini, commessi, operatori di call center, lavoratori saltuari, operai, precari. Così come emigrano tantissime persone che giovani non lo sono più, che magari hanno perso il lavoro in Italia e si trasferiscono all’estero per cercare un’opportunità di reinserirsi nel mondo del lavoro. Emigrano persino pensionati, alla ricerca di un Paese dove il costo della vita sia più basso e dove possano vivere dignitosamente con le proprie pensioni.

Per capire – e assistere la nuova emigrazione, dunque, occorre partire da questo: quella odierna è una vera e propria emigrazione di massa.

Un’emigrazione fatta di persone spesso alla ricerca di un lavoro qualsiasi, non qualificato – ricerca che, anche all’estero, le mette spesso difronte alle stesse “risposte” che trovano in Italia: lavoro nero, contratti precari, contratti “fasulli”, persino.

Un’emigrazione molto più variegata che in passato, che incontra difficoltà e che ha bisogni sempre più specifici.

Il lavoro che svolge l’INCA all’estero, quotidianamente, nella pratica, è proprio rispondere ai bisogni di chi emigra. Di chiunque emigri. Oggi, questi bisogni sono sempre più diversi, si arricchiscono e si ampliano continuamente. “Se vale per ogni aspetto della società la definizione di idea “liquida” di società, caratterizzata da un’individualizzazione sempre più estrema” – ha spiegato Malpassi – “questo vale a maggior ragione rispetto al fenomeno migratorio: le persone presentano casi sempre più individuali, sempre più difficilmente ascrivibili dentro canali certi, o sicuri, o ripetitivi”.

Per questo l’INCA, con la sua rete capillare di uffici nel mondo, negli ultimi anni si è trasformata in quello che è stato definito un vero “patronato di strada”: presente sul territorio, nei luoghi di lavoro, di incontro e di aggregazione delle comunità italiane all’estero. L’ha fatto riorganizzandosi, formandosi, dando vita a nuovi progetti e attività, creando sempre più punti di contatto e di ascolto direttamente accessibili per le persone, per poter fornire loro sempre maggiori risposte e tutela, cucendo sul singolo individuo il proprio intervento e al tempo stesso favorendo le occasioni di costruzione di comunità e mutuo soccorso, facendo tesoro di ogni singola esperienza affinché fosse messa a disposizione di tutti. L’ha fatto poi realizzando interventi e campagne mirate nei singoli Paesi, come ad esempio lo sportello Settled Status nel Regno Unito, che sta aiutando migliaia di italiani ad affrontare le incertezze e le difficoltà del post Brexit.

Quello dell’INCA all’estero è un lavoro prezioso che dimostra, inoltre, che l’immigrazione non è parte – o, addirittura, causa – del dramma della crisi dei nostri giorni, ma che, anzi, se gestita con intelligenza e apertura verso chi migra, potrebbe esserne la soluzione, come ricorda Andrea Malpassi. Da un punto di vista economico, prendiamo ad esempio gli effetti che i lavoratori stranieri producono sul PIL italiano o il peso che i contributi versati dai lavoratori stranieri nelle casse dell’INPS hanno sulla tenuta del sistema pensionistico italiano; da un punto di vista sociale, perché le battaglie dei lavoratori migranti, spesso impiegati nei settori nei quali i diritti sono loro negati – pensiamo alla lotta contro il caporalato – migliorano le condizioni di tutti; da un punto di vista culturale, perché la contaminazione positiva, dovuta alla presenza degli stranieri nel nostro Paese, rappresenta una vera e propria iniezione di progresso e di evoluzione per la nostra società.

Siamo orgogliosi, come ITACA, di fare la nostra parte perché l’INCA all’estero sia sempre più il “patronato di strada”.

E a renderlo possibile è soprattutto lo straordinario lavoro di centinaia di persone che, in tutto il mondo, lavorano e s’impegnano quotidianamente affinché i diritti di chi emigra siano tutelati, affinché ai bisogni di chi si trova in un Paese straniero si trovi una risposta, affinché alle difficoltà si trovi una soluzione – e affinché, magari, la soluzione che si è trovata per uno possa servire ad aiutare tutti. Affinché, è il caso di dirlo, grazie al sostegno di questa rete straordinaria, chi emigra non si senta solo – ma, anzi: si senta più forte e a casa, ovunque si trovi.

Sul sito di radioarticolo1 il link per ascoltare l’intervista.