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Lunedì 11 febbraio 2019, la trasmissione “Meridiani” di TV Capodistria ha dedicato una puntata ai lavoratori transfrontalieri. I Coordinatori dell’INCA Croazia e dell’INCA Slovenia sono stati invitati tra gli esperti in studio

I Coordinatori dell’INCA Croazia Erik Fabijanič e dell’INCA Slovenia Diana Peloza hanno partecipato alla trasmissione “Meridiani” di TV Capodistria dedicata al tema dei lavoratori transfrontalieri, andata in onda nella serata di lunedì 11 febbraio.

Tra gli altri ospiti della trasmissione, Mauro Bressan (Agenzia delle Entrate), Michele Berti (EURES presso UIL FVG) e Nataša Medica (commercialista).

Un riconoscimento importante, questo, a conferma della straordinaria competenza acquisita dal Patronato INCA dei due Paesi in tema di lavoro transfrontaliero e del ruolo cruciale che questi svolgono nell’assistenza ai lavoratori e nella tutela e difesa dei loro diritti.

Il lavoro transfrontaliero, come ricordato in apertura della trasmissione, costituisce un’importante realtà nel mercato del lavoro tra Italia, Croazia e Slovenia, sin dall’epoca della formazione degli attuali Stati nazionali nell’area dell’Alto Adriatico.

Tuttavia, nonostante i tre Paesi facciano parte della stessa comune “casa europea”, non sono pochi i problemi che i lavoratori transfrontalieri di queste regioni si trovano ad affrontare in materia fiscale e previdenziale.

Cominciamo però da una definizione. Secondo quanto stabilito dalla normativa europea, “lavoratore transfrontaliero” è colui che risiede in un Paese, lavora in un altro Paese limitrofo o confinante e fa ritorno nel proprio Paese di residenza ogni giorno o, almeno, ogni settimana.

I lavoratori residenti in Slovenia e in Croazia rappresentano una parte estremamente consistente della forza lavoro del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dove storicamente sono impiegati in settori chiave delle rispettive economie regionali, quali l’edilizia e i trasporti – e, in anni recenti, l’assistenza a domicilio e i servizi alla persona. Molti ancora trovano impiego nei porti di Trieste e Capodistria.

Come sottolineato da Diana Peloza, Coordinatrice dell’INCA Slovenia, il fenomeno del lavoro transfrontaliero è difficilmente quantificabile: le stime annoverano tra i 10.000 i lavoratori transfrontalieri sloveni che prestano la propria attività nel territorio del Friuli Venezia Giulia e nel Veneto. Uno dei motivi per cui non è possibile conoscere le cifre esatte, ha precisato Peloza, è che molti di questi lavoratori restano spesso confinati nel lavoro “in nero”, irregolare e, comunque, nel non dichiarato.

Erik Fabijanič, Coordinatore dell’INCA Croazia, ha aggiunto che, sempre secondo le stime ufficiali, sono circa altrettanti 10.000 i lavoratori residenti in Croazia che prestano la propria attività lavorativa nelle regioni confinanti italiane.

Nettamente inferiori, seppure in aumento, sono i flussi contrari, ovvero quelli di residenti in Italia che lavorano in Slovenia e in Croazia. Sono tra i 3.000 e i 5.000 i lavoratori transfrontalieri che prestano la propria attività lavorativa nei due Paesi: il numero più consistente resta rappresentato dai residenti croati che lavorano in Slovenia, seguiti dai residenti italiani impiegati nello stesso Paese. Ancora una volta, ha ricordato Peloza, le cifre reali sono tuttavia più elevate. I settori in cui vengono maggiormente impiegati questi lavoratori sono il settore del turismo, dell’agricoltura e del commercio.

Dati questi numeri – e data quindi l’importanza che il lavoro transfrontaliero riveste nelle tre regioni – ci si aspetterebbe l’esistenza di una vasta gamma di norme e regolamenti per la definizione delle condizioni e la tutela dei diritti dei lavoratori transfrontalieri: tuttavia, come sottolineato in apertura della trasmissione, se a livello comunitario le basi giuridiche a difesa dei transfrontalieri ci sono potenzialmente tutte, la regolamentazione nello specifico per i Paesi in questione risulta ancora largamente lacunosa.

E’ bene ricordare, inoltre, che mentre il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale è regolato a livello europeo, non esiste invece un regolamento comune in materia di imposizione fiscale, che è quindi affidata ad accordi bilaterali tra gli Stati. Tali accordi hanno come scopo principale quello di evitare la doppia imposizione fiscale, prevenire le evasioni e altre elusioni fiscali, regolare la distribuzione dei diritti all’imposizione tra i due stati contraenti e prevenire le discriminazioni fiscali.

Come puntualizzato da Erik Fabijanič, ad oggi esistono dunque accordi bilaterali tra Italia, Croazia e Slovenia in materia di imposizione fiscale.

Entrambi i Coordinatori Peloza e Fabijanič sono intervenuti dunque nel dare delucidazioni in materia di oneri e diritti dei lavoratori in materia fiscale nei rispettivi Paesi, così come sulle pratiche da adempiere per regolarizzare la propria situazione rispetto alla residenza fiscale. Diana Peloza ha illustrato in tal proposito un opuscolo prodotto nel novembre 2017 dall’INCA Slovenia sul tema dell’“Assistenza in materia di adempimenti fiscali per chi vive o lavora in Slovenia”.

L’opuscolo in questione, disponibile in lingua slovena e in lingua italiana e reperibile contattando l’INCA Slovenia, è il risultato di anni di lavoro svolto dall’INCA Slovenia, impegnata dal 1992 in attività di assistenza, tutela, supporto e sensibilizzazione per i lavoratori e le lavoratrici nel proprio Paese.

Il suo bacino di utenza, accanto a quello “tradizionale” dei titolari di pensione, negli anni si è allargato e ad oggi comprende categorie di cittadini e lavoratori sempre più ampie e variegate – tra cui, appunto, i transfrontalieri e, più in generale, tutti i cittadini e lavoratori italiani che risiedono in Slovenia, così come i cittadini e lavoratori sloveni che vivono in Italia.

Lo stesso per l’INCA Croazia, attiva sul territorio dal 2002: le sue attività e competenze, così come la sua comunità di riferimento, negli anni si sono via via allargate, fino a coprire ad oggi una vasta gamma di servizi di assistenza, consulenza e supporto tanto per i lavoratori e titolari di pensione in Croazia, quanto per i cittadini croati che vivono in Italia e all’estero. A titolo di esempio, sempre nel novembre 2017 l’INCA Croazia ha partecipato alla stesura e alla pubblicazione di una “Guida per l’orientamento ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che provengono dalla Croazia”, un opuscolo informativo sul lavoro nel settore domestico, prodotto dal Consiglio Sindacale Interregionale Italo-Croato Alto Adriatico (CGIL, CISL, UIL, SSSH). L’opuscolo, in italiano e in croato, è reperibile contattando l’INCA Croazia.

Le competenze e le conoscenze acquisite nel corso degli anni dal Patronato INCA in Croazia e Slovenia in materia assistenza, tutela e difesa dei diritti dei cittadini e lavoratori sono dunque innumerevoli e frutto di uno straordinario lavoro, di una presenza e di un radicamento sul territorio che hanno fatto sì che entrambe le strutture siano diventate un punto di riferimento per le proprie comunità, riconosciuto tanto dai lavoratori e dalle lavoratrici quanto dagli enti e dalle Istituzioni locali.

Tutti i contatti delle sedi INCA in Croazia e in Slovenia sono disponibili qui e sulle Pagine Facebook INCA Croazia e INCA Slovenia.

A questo link è possibile invece rivedere l’intera puntata della trasmissione “Meridiani”.