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Il Pilastro europeo dei diritti sociali è stato proclamato il 17 novembre a Goteborg, in occasione del Summit sociale dei capi di Stato e di governo dell’Unione: l’Europa sembra finalmente andare nella direzione giusta. “Ci auguriamo che questa firma non si limiti ad essere un segnale, ma l’inizio di un cambio radicale di rotta delle politiche dell’Unione Europea”, è quanto si legge in una nota della CGIL nazionale. “Se da un lato i contenuti del Pilastro, seppur con alcuni limiti, sono ampiamente condivisibili, dall’altro – sottolinea la Confederazione – occorre che l’UE cambi radicalmente le sue politiche economiche e il modello di governance”.

La proclamazione del Pilastro giunge in un momento di forte esasperazione sociale e politica per l’Europa, in cui nell’ultimo ventennio le politiche economiche e sociali sono state improntate ad una sempre maggiore austerità d’ispirazione neoliberista. In questo contesto, il nuovo Pilastro può essere a tutti gli effetti definito un passaggio di portata storica, che – se implementato – riporterà l’UE e i suoi membri a camminare sulla strada giusta: quella dell’Europa sociale.

Si torna, cioè, “a discutere di diritti, a rimettere al centro il tema del modello sociale europeo, che è stato il fattore di successo nel processo dell’integrazione per anni, poi ingiustamente abbandonato”, dichiara in un’intervista a Radioarticolo1 Fausto Durante, Responsabile dell’Area Politiche Europee e Internazionali della CGIL. Rilanciare la discussione su questi temi è dunque “un passo importante, una tappa di un cammino interrotto a suo tempo che oggi riprende a marciare nella direzione giusta. Certo, il documento deve essere implementato e attuato, altrimenti rischia di restare un elenco di buone intenzioni”.

Il testo contiene difatti venti principi chiave, al momento di natura non vincolante, suddivisi in varie categorie: tra questi, pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione – temi, questi, “da sempre al centro delle proposte e rivendicazioni della Confederazione europea dei sindacati e dei sindacati nazionali affiliati”.

E’ proprio la mancata attenzione a questi elementi , sostiene Durante, ad essere alla base della crisi del progetto europeo: “i cittadini si rivoltano perché negli ultimi anni, in particolare negli ultimi dieci, l’Europa ha assunto il tratto del guardiano feroce delle politiche di austerità, rigore, tagli alla spesa pubblica, attacco alla contrattazione collettiva e alla dimensione della rappresentanza generale di natura sociale”.

Affinché l’Europa torni ad occuparsi dei propri cittadini, è dunque cruciale il fatto che essa sia tornata a parlare di diritti. Non resta che aspettare i passi successivi. Dello stesso avviso, il Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati (CES) Luca Visentini, approva la proclamazione del Pilastro, che deve essere “lo sparo alla partenza” di una corsa verso la sua concreta implementazione. “Il Pilastro Sociale”, ha continuato Visentini, “è utile solo se rappresenta l’inizio di un migliore stato di cose a venire”.

Proprio in questo senso, a pochi giorni dalla proclamazione del Pilastro, la Commissione europea ha avviato il secondo ciclo di discussioni con le parti sociali su come sostenere l’accesso alla protezione sociale per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi in Europa.

“Nel 2016”, si legge in una nota della Commissione, “poco meno del 40% delle persone occupate nell’UE era rappresentato da lavoratori atipici o autonomi, la metà dei quali, secondo le stime, corre il rischio di non avere sufficiente accesso alla protezione sociale e ai relativi servizi per l’occupazione. Nell’attuale mercato del lavoro in evoluzione stanno emergendo nuove forme di occupazione e le persone cambiano sempre più frequentemente lavoro e status occupazionale. La percentuale delle modalità di lavoro atipico e autonomo sta aumentando sul mercato del lavoro, specialmente tra i giovani”. A causa del loro status occupazionale, questi lavoratori non godono di adeguate protezioni e sono, anzi, esposti a una maggiore precarietà e ad una minore tutela contro i rischi rispetto ad altre categorie di lavoratori.

Affrontare questo ed altri temi, con l’obiettivo di sanare i disequilibri sociali ed economici determinati da situazioni come quelle vissute dai lavoratori atipici ed autonomi in tutta Europa, dovrebbe rappresentare l’obiettivo alla base del Pilastro. Nello specifico, in questa seconda fase di consultazioni sull’accesso alla protezione sociale dei lavoratori, la Commissione chiede il parere delle parti sociali, le quali hanno ora sette settimane per far sapere alla Commissione se sono disponibili a negoziare. “Parallelamente”, si legge nella nota della Commissione, “è stata avviata anche una consultazione pubblica più ampia per raccogliere le opinioni di tutte le pertinenti parti interessate, quali le amministrazioni pubbliche, le imprese, i lavoratori autonomi, i lavoratori delle piattaforme e la società civile”. I risultati di tali consultazioni determineranno la proposta che la Commissione intende presentare nella prima metà del 2018.

In conclusione, la proclamazione del Pilastro europeo dei diritti sociali rappresenta un punto di partenza fondamentale, un’occasione preziosa per l’Unione europea e i suoi governi di ricominciare finalmente a prendersi cura della dimensione sociale dell’Europa, da troppo tempo calpestata e lasciata da parte. “Occorre quindi – si legge nella nota della CGIL – armonizzare le politiche economiche e quelle sociali e rimettere al centro dell’agenda politica il lavoro e la sua qualità, il miglioramento delle condizioni di vita, un piano europeo sull’immigrazione ispirato al rispetto dei diritti umani, il dialogo sociale e il ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva che dovrebbe essere favorita ad ogni livello”. “Insieme alla Confederazione Europea dei Sindacati”, conclude la nota, “saremo impegnati nei prossimi mesi a vigilare affinché il Pilastro sia implementato e le proposte che ne derivano siano vincolanti per i Paesi membri e conducano ad un’effettiva maggiore convergenza, a partire dalla lotta al dumping salariale”.

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