A casa, nel mondo

Sabato 9 febbraio si è tenuto a Bruxelles un incontro tra COM.IT.ES, CGIE e giovani italiani residenti nella capitale europea per la promozione di una rete di giovani italiani nel mondo

Sabato 9 febbraio presso l’Istituto di Cultura italiano di Bruxelles si è tenuto un incontro con i giovani italiani residenti nella capitale, promosso dal CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e dal COM.IT.ES (Comitato degli Italiani all’Estero) di Bruxelles, Brabante e Fiandre, rivolto ai cittadini italiani dai 18 ai 35 anni, per la creazione di una rete di giovani italiani in Belgio.

L’iniziativa si iscrive in un più ampio progetto, al quale partecipano i COM.IT.ES di tutto il mondo, in vista del Seminario dei Giovani Italiani nel Mondo, organizzato dal CGIE a Palermo dal 16 al 19 aprile 2019, il cui obiettivo è di formare un network di giovani italiani all’estero.

Tra gli obiettivi principali dell’iniziativa del 9 febbraio:

– Creare una rete di giovani italiani in Belgio, in collaborazione con gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero (COM.IT.ES e CGIE);

– Elaborare idee in preparazione del seminario di Palermo ed individuare i delegati che vi parteciperanno.

L’iniziativa ha visto un’ampia partecipazione di giovani che hanno discusso insieme idee e tematiche di lavoro, confrontandosi con gli organismi di rappresentanza presenti.

Ne parliamo meglio con Eleonora Medda, consigliere del CGIE e coordinatrice INCA Belgio.

Sabato 9 febbraio, a Bruxelles, abbiamo partecipato all’incontro rivolto ai giovani italiani in Belgio. Ci racconti chi sono le realtà coinvolte e il senso dell’iniziativa?

L’incontro è stato organizzato dal COM.IT.ES di Bruxelles, Brabante e Fiandre in partenariato con il CGIE. Il senso dell’iniziativa è quello di creare e valorizzare una rete di giovani nel mondo per cogliere le loro aspettative, collegarle con le Istituzioni del nostro Paese e permettere che la realtà dei giovani all’estero sia sempre più connessa con le iniziative future del CGIE.

Perché si è sentito il bisogno di un progetto simile e perché è necessario, oggi, costruire uno spazio appositamente dedicato ai giovani italiani all’estero?

A livello del Belgio, lo scopo è di facilitare la creazione di una rete di giovani: sarà loro compito organizzarsi autonomamente in funzione delle esperienze e dei bisogni dei singoli partecipanti. L’auspicio è quello, da un lato, di metterli in condizione di avere un ruolo sempre più attivo nella riflessione e nella costruzione di risposte e strumenti in merito ai temi che stanno loro a cuore e, dall’altro, che questa dinamica possa altresì facilitare una loro partecipazione alle iniziative dei vari COM.IT.ES nel mondo e che essi stessi divengano, un giorno, pronti a rilevarne il testimone. Sia nel mondo dell’associazionismo che in quello della rappresentanza c’è bisogno di un graduale rinnovo generazionale: lo scopo è di stimolare la partecipazione dei giovani, attraverso la costruzione di strumenti adeguati alle loro aspettative, idee e bisogni.

Nella vostra idea come dovrebbe funzionare il gruppo? Chi ne farà parte?

Il gruppo è aperto: chiunque senta un legame con l’Italia e abbia voglia di dedicare del tempo a un lavoro condiviso sulle tematiche di interesse per i giovani all’estero è il benvenuto.

Rispetto ai giovani all’estero, quali sono i temi su cui si è constatata una mancanza di riflessione, di azioni – e quali, quindi, i temi prioritari su cui agire?

La fascia dei giovani in emigrazione è molto variegata, sia per tipo di emigrazione che per attitudine individuale rispetto alle sfide odierne dell’integrazione in un nuovo Paese: c’è chi riscontra più difficoltà e chi non ne ha. I temi più dibattuti in passato sono stati la definizione di un’identità, della cittadinanza e del multiculturalismo; la ricerca di una migliore comunicazione e informazione; la diffusione della lingua e della cultura come anche il tema della partecipazione e rappresentanza. Questi sono senz’altro alcuni dei temi da cui ripartire.

Un elemento interessante emerso dall’incontro del 9 febbraio è stato il parallelismo che emerso tra Vecchia e Nuova Emigrazione. Senz’altro un elemento chiave da cui far partire una riflessione condivisa se si vogliono individuare e capire i bisogni dei “giovani migranti” di oggi…

Esatto. Partendo dai punti di contatto e quelli di discontinuità tra Vecchia e Nuova Emigrazione si è voluto dare un quadro d’insieme per avere gli strumenti attraverso cui leggere la realtà odierna avendo ben chiaro e non dimenticando da dove veniamo. Si è parlato poi di “nomadismo migratorio” e di “individualismo migratorio”: due questioni chiave, sicuramente da approfondire nella riflessione sullo “stato dell’arte” della Nuova Emigrazione oggi.

Durante l’incontro ci si è concentrati molto sul seminario che avrà luogo a Palermo dal 16 al 19 aprile. Cosa ci si aspetta e quali sono gli obiettivi a lungo termine?

Il progetto nasce già nel 2008 e questa iniziativa, su cui lavora la VII Commissione del CGIE che si chiama “Nuove Emigrazioni e Generazioni Nuove”, tenta di valorizzare le dinamiche già in corso e sollecitarne di nuove affinché capillarmente i singoli partecipanti possano diventare nodi d’informazione e protagonisti di una nuova fase di coinvolgimento e valorizzazione delle comunità italiane nel mondo. L’obiettivo è che questo lavoro dei giovani divenga complementare a quello delle comunità e delle rappresentanze: si potrebbe proporre, a livello di CGIE, di lavorare alla preparazione di un intervento alla Conferenza Stato – Regioni – Province Autonome – CGIE, conferenza programmatica indetta dalla Presidenza del Consiglio che per legge si dovrebbe tenere ogni tre anni. Si potrebbe proporre poi di lavorare con le associazioni di ricercatori sparse in tutto il mondo e che non riescono a federarsi e coordinare le attività comuni. Un’ulteriore proposta potrebbe essere quella di coordinare le esperienze e buone pratiche sul coinvolgimento giovanile nei territori e nel contatto con le istituzioni.

Per saperne di più, visitare il sito del COM.IT.ES del Belgio