A casa, nel mondo

Mentre i numeri della Nuova Emigrazione toccano quasi i record del Dopoguerra, facciamo un salto verso uno dei Paesi che ospitano più italiani dall’altro lato dell’Atlantico. Dopo un primo sguardo ai “numeri” della presenza italiana, nei prossimi giorni pubblicheremo un “compendio” per illustrare alcune delle possibilità di visto per lavoro per installarsi in Canada.

L’emigrazione, in Europa e nel resto del mondo, non è certo qualcosa di nuovo. In Italia, poi, a scadenze periodiche, questo fenomeno si ripropone, e ormai nei Paesi di destinazione si sovrappongono e s’incrociano “vecchie” e “nuove” emigrazioni. I due fenomeni “di massa”, pur se diversi in alcune caratteristiche ma ormai molto vicini nelle cifre (solo nel 2017 se ne sono andati dall’Italia 285 mila cittadini, una cifra che si avvicina al record di emigrazione del Dopoguerra), sono legati da un “filo rosso”: la necessità di ricercare un futuro migliore altrove. L’OCSE stessa, tra gli altri, segnala come l’Italia sia tornata ai primi posti nel mondo per numero di emigrati, precisamente all’ottavo, dopo il Messico e prima di Vietnam e Afghanistan.

Il fenomeno della “Nuova Emigrazione”, rimesso in moto in anni recenti dalla grave crisi economica, riguarda, peraltro, non solo l’Italia, ma tutti i Paesi del Sud Europa come Spagna, Portogallo e Grecia (oltre Irlanda e Francia), che registrano tendenze emigratorie simili, per non parlare dei Paesi dell’Est Europa, che contano gli aumenti più significativi degli emigranti in UE tra 2011 e 2017 (+77,02% Bulgaria, +51% Polonia, +43,24% Romania).

Gli italiani, come ricorda anche l’ultimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, si spostano principalmente in Europa (70%) e nelle Americhe (22%). Tra i Paesi con la più alta percentuale di residenti italiani sul totale della popolazione, al primo posto si registra l’Oceania (20%) e al secondo il Nord America (16%) di cui 15% negli Stati Uniti e 21% in Canada.

Ed è proprio a quest’ultimo che abbiamo deciso di dedicare questo nostro primo “focus”.

Il Canada, così come numerosi altri Paesi d’Europa e d’oltreoceano, è stato meta di flussi migratori importanti in passato – dapprima tra fine Ottocento e inizio Novecento e poi di nuovo nel Secondo Dopoguerra – ed è tornato ad esserlo nel corso degli ultimi due decenni. E, proprio come capita in altri Paesi in Europa e nelle Americhe, è “casa” di una numerosa comunità di origini italiane.

Secondo quanto emerso dall’ultimo censimento demografico del 2016, la popolazione canadese di origini italiane era allora costituita da 1.587 milioni di persone, ovvero il 4,6% di una popolazione totale di circa 35 milioni (oggi oltre 37). Sempre secondo il censimento del 2016, di questo milione e mezzo di cittadini italo-canadesi, la stragrande maggioranza risiede nelle tre provincie dell’Ontario (oltre 900.000), del Québec (oltre 300.000) e della British Columbia (oltre 100.000): nella città di Toronto (Ontario), la città più popolosa del Paese, vivono circa 500mila cittadini di origini italiane, nella città di Montréal (Québec) gli abitanti di origini italiane sono quasi 300mila, mentre quasi 90mila risiedono nella città di Vancouver (British Columbia).

Come ricorda il “Rapporto Italiani nel Mondo 2018” della Fondazione Migrantes, il censimento del 2016 contava oltre 316mila landed immigrants italiani, ovvero cittadini italiani che godono di un permesso di soggiorno permanente. Di questi, prosegue il Rapporto Migrantes, oltre 14mila sono arrivati in Canada nel corso delgi ultimi 5 anni, cui si aggiungono poi i titolari di un permesso di soggiorno non permanente (not permanent residents), il cui numero sale a 14.800. Il Rapporto Migrantes mette in luce un ulteriore dato: al 2018, i cittadini italiani residenti in Canada iscritti all’AIRE sono 140.734.

Se nel corso degli anni e dei decenni sono cambiate le condizioni sociali ed economiche che spingono le persone ad emigrare -tanto verso il Canada quanto verso gli altri Paesi di emigrazione italiana- ed è cambiata, in buona parte, l’emigrazione stessa, oggi come un tempo si emigra fondamentalmente per una ragione principale: il lavoro. Si emigra da soli, si emigra con la famiglia, si emigra seguendo un progetto preciso o -sempre più spesso- “in cerca di un’opportunità”, quell’opportunità che si fatica sempre più a trovare nel proprio Paese di origine.

Ciò che è certo è che spostarsi in un nuovo Paese, qualsiasi esso sia, ed iniziare una nuova vita “lontano da casa” non è mai facile e integrarsi in un nuovo tessuto sociale è un percorso sì “individuale”, ma che ha bisogno di risposte “collettive”. Perciò l’esistenza di “reti” di assistenza e supporto a chi arriva in un nuovo Paese assume un’importanza cruciale.

In questo contesto, la rete dell’INCA CGIL opera dal 1947 in Italia e dai decenni successivi gradualmente anche nei vari Paesi di emigrazione storica e di Nuova Emigrazione italiana, dove oggi la rete INCA, forte della collaborazione con ITACA, costituisce un importante punto di riferimento per tutelare i cittadini migranti, tanto quelli “vecchi” che quelli “nuovi”, nell’accesso ai propri diritti. In Canada, l’INCA è presente con numerosi uffici e permanenze nelle tre regioni di maggiore presenza italiana, British Columbia, Ontario e Québec.

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