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Il 5 giugno 2019 la Commissione ha presentato il Pacchetto di primavera 2019 del semestre europeo, fornendo le raccomandazioni specifiche per Paese, che indirizzano a tutti gli Stati membri dell’UE orientamenti in materia di politica economica per i prossimi 12-18 mesi

“Pacchetto di primavera 2019 del semestre europeo: raccomandazioni della Commissione agli Stati membri per promuovere una crescita economica sostenibile e inclusiva”. Titola così il comunicato stampa della Commissione Europea pubblicato il 5 giugno in occasione della presentazione delle raccomandazioni specifiche per Paese 2019.

Tali raccomandazioni, si legge nella nota della Commissione, hanno lo scopo di fornire agli Stati membri “orientamenti per reagire in modo adeguato alle sfide economiche e sociali persistenti e a quelle nuove, e per conseguire obiettivi comuni fondamentali”, secondo le priorità annuali della Commissione e sulla base di analisi dettagliate delle relazioni per Paese pubblicate a febbraio e della valutazione dei programmi nazionali presentati ad aprile.

Tra le dichiarazioni dei commissari europei, si legge sostanzialmente un unanime accordo sul ruolo cruciale del semestre europeo nel migliorare la situazione economica e sociale in Europa e, al tempo stesso, sul persistere di differenze e ineguaglianze significative tra i diversi Paesi, le regioni e i gruppi di popolazione europei. “Il Pilastro europeo dei diritti sociali”, ha dichiarato la responsabile per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Inclusione Marianne Thyssen, “stabilisce principi e diritti per tutti i cittadini dell’UE. Deve essere attuato a livello nazionale. Con il mondo del lavoro in rapida evoluzione, è essenziale che gli Stati membri stiano al passo con riforme nell’istruzione iniziale e nell’apprendimento permanente, nei mercati del lavoro e nella protezione sociale”.

E’ tempo di attuazione, dunque. Ma – in concreto – come fare?

Si è posta la stessa domanda la CGIL nel corso di un seminario tenutosi giovedì 06 giugno presso la sede di Corso d’Italia a Roma e intitolato “Il Pilastro europeo dei diritti sociali: dai principi all’esigibilità?” (programma). In occasione del seminario, presieduto da Susanna Camusso in qualità di Responsabile per le Politiche internazionali ed europee e nel corso del quale sono intervenuti esperti del sindacato e di numerose Università italiane, la CGIL si è espressa chiedendo alle istituzioni nazionali ed europee un maggiore impegno e un forte coordinamento politico per la realizzazione dei principi contenuti nel Pilastro.

“È ora di passare dalle enunciazioni e dai principi, all’esigibilità e fruibilità degli stessi a livello nazionale per ridare fiducia ai cittadini nel progetto europeo. Il tema della sussidiarietà e delle competenze a livello nazionale ed europeo non può essere brandito solo come un’arma per bloccare iniziative o impedirne l’attuazione. Al Pilastro va dedicato un fondo proprio di finanziamento per poter dare corpo alle ambizioni dei principi in esso contenuti”, ha dichiarato Tania Scacchetti, Segretaria Confederale della CGIL, concludendo l’iniziativa.

I risultati delle elezioni europee, si legge nella nota della CGIL, hanno dato un segnale molto chiaro da parte di cittadini, lavoratori, lavoratrici e pensionati: le europee e gli europei chiedono un’Europa più sociale, che rimetta al centro i diritti del lavoro, una maggiore protezione sociale, una convergenza verso l’alto per i salari e maggiore copertura della contrattazione collettiva, politiche di sviluppo e crescita, lavoro di qualità.

Le Raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate ieri e più in generale il processo del Semestre europeo – prosegue la Confederazione – mancano ancora della trasparenza necessaria e del livello di partecipazione minimo per poter davvero svolgere il ruolo di seconda gamba di implementazione del Pilastro. Lo stesso dialogo sociale europeo vive un momento di grande difficoltà, sono vent’anni che non viene trasposto in direttiva un accordo delle parti sociali europee e il programma delle parti sociali europee manca di ambizione ed è lungi dal rispondere alle ambizioni del Pilastro stesso.

Occorre quindi un piano di azione – conclude il sindacato di Corso d’Italia – accompagnato da risorse certe e un cronoprogramma, per l’implementazione del Pilastro, nonché l’approvazione di un Protocollo per il progresso sociale che accompagni i Trattati e rimetta al centro i diritti delle persone in modo che essi prevalgano sulle libertà economiche e di mercato o sulle predisposizioni finanziarie.

Il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, lo ricordiamo, è stato proclamato il 17 novembre 2017 a Goteborg, in occasione del Summit sociale dei capi di Stato e di governo dell’Unione, e contiene un elenco di 20 principi – non vincolanti – in materia di pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione. Tali principi dovrebbero costituire le linee guida per gli Stati membri dell’UE in materia di politiche e diritti sociali. Come abbiamo più volte avuto modo di osservare, proprio a causa della natura non vincolante del documento, l’implementazione concreta dei principi del Pilastro dipende dal tipo di iniziativa legislativa che verrà presa in merito – e, quindi, dalla successiva attuazione – a livello nazionale.

Non è una novità: la realizzazione dell’Europa sociale dipende fondamentalmente e strettamente dalla volontà politica di ciascuno degli Stati membri dell’Unione. Non ci resta quindi che continuare a monitorare la situazione e far sentire sempre più chiara e sempre più forte la nostra voce e il nostro impegno nel chiedere un’Europa più giusta, solidale e inclusiva – un ’Europa sociale: dei diritti e delle persone.