A casa, nel mondo

Su rassegna.it, l’intervista di Giorgio Sbordoni al Presidente dell’INCA Michele Pagliaro

da rassegna.it

Il presidente dell’Inca, Michele Pagliaro, ringrazia i 2.300 operatori degli uffici, in Italia e nel mondo, e gli oltre 3.000 volontari che sono impegnati ad assicurare i servizi. L’obiettivo del patronato resta la sicurezza di lavoratori e cittadini

“L’Inca è sempre stata, per tutta la sua storia, un presidio di prossimità. E continua ad esserlo anche oggi”. Michele Pagliaro, presidente del patronato della Cgil, va dritto al punto della questione, declinando nella complessità del momento attuale quella che da 75 anni è la missione e la specialità della casa. Essere vicino ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini. Raccogliere le loro istanze individuali e fornire una risposta concreta. Una storia di tutela e buone pratiche che non poteva fermarsi nei giorni del contagio, anzi. Adesso che sono vietati gli abbracci e vige il distanziamento sociale, l’istituto ha braccia ancora più aperte e prova a rimanere accanto a chi soffre e a chi, smarrito, chiede aiuto. Il sistema nervoso del corpo Cgil, con i suoi uffici dispiegati in ogni Camera del lavoro e in tantissimi distaccamenti all’estero, continua a tradurre nei propri servizi la linea politica del sindacato, protagonista a forza e a ragione di questa fase drammatica.

Ha voglia di raccontarcelo, tutto questo, Michele Pagliaro. Anche se ci risponde trafelato, rispettando un appuntamento telefonico più volte rimandato – “perché sono giornate di lunghissime video-conferenze e continui contatti con il centro e la periferia della confederazione” –, il presidente vuole chiarire che si sta facendo tutto il possibile e anche di più per restare accanto alle persone. E ci tiene in modo particolare a “rivolgere un profondo ringraziamento a tutti i collaboratori. L’Inca è fatta di donne e di uomini, duemila operatori in Italia, trecento all’estero, tremila volontari. A queste persone, che hanno vissuto e continuano a vivere un momento drammatico, vorrei dire grazie pubblicamente. Per la loro dedizione e la loro professionalità, mai come adesso così preziose”. Nel cuore dell’emergenza Coronavirus non è stato semplice riorganizzare, con rapidità ed efficienza, le sedi sul territorio, in Italia e nel mondo. Con la massima attenzione per la tutela della salute di milioni di utenti e dei lavoratori. Una macchina complessa da guidare su strade pericolose, in un momento in cui “lo stato d’animo è complicato. Cerchiamo di adottare tutti i metodi possibili per andare avanti garantendo la sicurezza di tutti”.

A conferma del fatto che il patronato è servizio essenziale, anche il decreto Cura Italia ha trovato soluzione a un passaggio che non poteva restare inalterato in tempi di contagio, quello che presuppone che il cittadino, nel momento in cui attiva una pratica all’istituto, conferisca di persona il proprio mandato a procedere. “L’articolo 36 del dpcm – ci spiega Pagliaro – ci permette, invece, di ottenere questa delega da remoto. Allo stesso modo ci è stata dedicata una norma che rende possibile organizzare i servizi al telefono e, nei casi urgenti, per appuntamento”. Sembrano piccole cose di fronte all’onda spaventosa del Coronavirus, ma non lo sono. E Michele Pagliaro ce lo spiega con la pazienza del sindacalista. “Viviamo una fase critica dal punto di vista sociale ed economico, precedente allo sconvolgimento del contagio. Per questo la prima questione da affrontare, per noi, è stata quella di garantire diritti e tutela individuale. Se oggi devo ottenere una prestazione e non posso recarmi in un ufficio a perfezionarla, è chiaro che va trovata una soluzione. Per questo abbiamo lavorato sulle prescrizioni, sui termini e sulle scadenze, per salvaguardare i diritti di tutti. Un risultato importante nella relazione con il ministero del Lavoro e con l’Inps, in una situazione in cui tutte le sedi dell’istituto pensionistico sono chiuse e quindi le persone si riversano nei nostri uffici”.

Sportello a distanza quindi? “Noi abbiamo attrezzato le nostre sedi, abbiamo pubblicato le nostre email e i nostri numeri di telefono dedicati e, naturalmente, stiamo continuando a fornire un servizio che, anche per gli effetti del virus, diventa sempre più indispensabile. Lo dico pensando a tutte quelle prestazioni in aiuto dei lavoratori introdotte dal decreto del 17 marzo. In questi giorni stiamo facendo un lavoro di studio e approfondimento, di aggiornamento dei nostri operatori, di informazione e di invio di circolari. Perché niente è automatico, tutto è a richiesta individuale e noi vogliamo che le persone siano informate e in grado di restare al passo con le novità”. In un momento di confusione totale, il patronato prova a fare ordine. “Le indennità sono tantissime – ci dice Pagliaro –. Penso a quella degli autonomi, piuttosto che a quella degli stagionali, del turismo e degli stabilimenti termali. Penso a quelle dei lavoratori del settore agricolo. Insomma, un compito immane che stiamo portando avanti trasversalmente con tutte le categorie”.

In primo piano resta però il dramma di quello che sta accadendo nel mondo. “I nostri collaboratori non si sono rassegnati, ma molti di loro, soprattutto nelle zone più colpite dalla violenza del virus, hanno storie che ti toccano nel profondo. Non è facile vivere sul campo quello che si sta verificando, veder morire persone care, conoscenti, utenti. Questo sarà un tratto indelebile nell’esperienza di ognuno di noi. Per questo oggi anche noi diciamo che bisogna avere la capacità di tutelare se stessi, restando a casa, sapendo che i problemi si possono risolvere anche con una semplice telefonata. Credo che questo sia anche il messaggio che l’Inca deve dare, sapendo che il primo aspetto da affrontare, nel Paese, è la tutela della salute e il lavoro in sicurezza”.

La stessa preoccupazione Pagliaro la rivolge alle sedi dell’Inca all’estero. “Anche se con ritardo probabilmente un po’ ovunque, in Europa e anche fuori adesso c’è la corsa a ricalcare le scelte compiute nel nostro Paese. Si rincorrono le ordinanze di chiusura e le norme sul distanziamento sociale. Naturalmente, da parte nostra c’è la stessa attenzione: proviamo a mantenere inalterati i nostri servizi, potenziando la comunicazione telematica e telefonica, anche perché siamo ben consapevoli di cosa significa, per un migrante, vivere all’estero in questo momento e avere bisogno di risposte. Senza tradire lo spirito che ci ha sempre caratterizzato, anche fuori dai nostri confini continuiamo a svolgere i nostri servizi”.